domenica 29 aprile 2012

Vacanzamia portami via

Ultimamente, negli ultimi tre anni temo, non sono stata fortunata con le vacanze.
Estate 2010: bivacco a Milano perché il progetto vacanze salta in aria.
Estate 2011: nonostante il mio impegno lavorativo, le mance per la laurea, e la mia insistenza nel "dai amici andiamo a Formentera", nessuno mi caga e andiamo a San Sebastian. Che sempre mare è... ma il mare e i 18 gradi non rientrano nella mia vacanza tipo.
Estate 2012: dopo aver scartato Formentera e le Isole Cicladi finalmente si giunge ad una meta che non mi dispiace, il Salento. Ci accordiamo con amici che già hanno deciso e ci annunciano le date: dall'11 al 18 agosto. Il +1 aveva preso le ferie per le ultime due settimane di agosto (così tutto costava un po' meno) ma poco male. In Salento abbiamo chi ci ospita e quindi ci cambia davvero poco. Così il +1 cambia le ferie e noi, gioiosi, pensiamo Evviva! Abbiamo capito cosa faremo quest'estate.
Illusi.
L'altra sera, così per caso, si chiacchiera con i compagni di viaggio. E... oplà, salta fuori che...
Eh, noi andiamo dal 4 all'11 in Salento.
Ah, non lo sapevate? 
Eh, ma io pensavo che ve l'avesse detto lui. 
Io pensavo ve lo dicesse lei. 
Io pensavo che... 
Io invece che... ecc...

Quindi, fondamentalmente, in un gruppo di sei persone intelligenti, nessuno ha avuto la scintilla cerebrale di informare me e il +1 (che ripeto, aveva spostato le ferie apposta) che forse le date erano cambiate.
No, ma non vi preoccupate.
Che volete che succeda?
Eh, succede che il +1 ormai le ferie non le può più cambiare. Ecco cosa succede.
Succede che quest'anno, le vacanze, al 95% me le sogno. Perché non ho dei soldi, nè un lavoro, nè degli amici che pensano di doverti informare quando cambiano il periodo delle vacanze se tu hai annunciato da tempo che andrai con loro.
Sarà una cazzata, sarà che il mare mi piace e mi è sempre piaciuto, sarà che sono pallida e mi piace avere un colore normale almeno un mese all'anno, sarà che andare in vacanza mi rilassa e mi fa stare serena per qualche giorno, sarà quel che sarà, ma questa volta ci sono rimasta male.
Mi piace andare in vacanza.
Mi piace fare la doccia con la pelle bruciacchiata dal sole.
Mi piace spalmarmi di doposole.
Mi piace il profumo di salsedine.
Mi piace camminare sulla sabbia.
Che dire. Mi piacciono queste cose.
Ed è da non so quanti anni che non me le godo più come dovrei. Come una Vacanza vera. Con la V maiuscola. Forse un po' mi mancano. O forse sono solo triste perché il mio progetto per l'estate è andato in fumo, e a questo punto, forse avrei preferito non averne nessuno dal principio. Uf.

venerdì 27 aprile 2012

Diario Di Un Fancazzista - Capitolo UNO

Seguiranno da ora in poi numerosi (non so ancora quanto) post sull'argomento. Affronterò tematiche svariate in modi differenti, parlerò di me, di lei, di loro e di essi in prima, seconda, terza e millesima persona, racconterò solo ed esclusivamente di fatti che si sono svolti realmente e li descriverò dal mio punto di vista,  utilizzerò le mie armi letterarie affrontando gli argomenti in modo romanzato, dettagliato e spiritoso, mi servirò di elenchi, citazioni, racconti e fotografie, spiegherò concetti ancora sconosciuti ai più e mi adopererò affinché ogni capitolo sia interessante e istruttivo. 


Capitolo Uno 


Il liceale medio (XX o XY che sia)


Come dovrebbe essere la giornata media del liceale medio
La sveglia suona, ore sette. Il liceale medio si alza sorridendo. Saluta con entusiasmo una nuova splendida e sbrilluccicante giornata mentre apre le tapparelle e rifà il letto. Dopodiché si reca in cucina, dopo aver salutato la mamma e il papà con un raggiante Buongiorno, e si prepara una colazione bilanciata calcolando le proteine, vitamine e carboidrati dei quali avrà bisogno per affrontare l'intensa mattinata scolastica. 
Dopo essersi lavato e pettinato sceglie con cura i vestiti da indossare e afferrando lo zaino, già preparato la sera prima, esce sorridendo alla volta di un nuovo entusiasmante giorno. 
Durante il cammino per arrivare a scuola ripete a memoria la lezione che ha studiato il giorno precedente. 
Arrivato a scuola saluta tutti i compagni con il medesimo affetto e si siede ordinatamente al suo banco. 
Apre lo zaino e ne estrae i libri e quaderni necessari, giusto qualche minuto prima del suono della campanella. 
All'ingresso dell'insegnante scatta in piedi sorridendo ed esclama Buongiorno Professore, per poi risedersi educatamente ad un cenno del capo del suddetto. 
Durante la giornata scolastica segue le lezioni, interviene e viene interrogato, appunta minuziosamente i compiti per l'indomani e, al suono dell'ultima campanella, ripone ordinatamente libri e quaderni nello zaino. 
Saluta gli amici e si reca a casa. 
Una volta giunto a casa si prepara un pranzo leggero per poi dedicarsi per una o due ore ad una frivola occupazione; guardare la tv, leggere un libro o stare al computer.
Dopodichè, allo scattare dell'ora prefissata, smette istantaneamente e prende il diario per essere certo dei compiti per il giorno successivo. Quindi si siede alla sua scrivania e comincia a ripassare, studiare e scrivere tutto il necessario e, nel caso avanzi un po' di tempo prima dell'ora di cena, si porta avanti con i compiti dei giorni successivi. 
Si reca quindi a cena, mangia, chiacchiera. Alla mamma che domanda: cosa hai fatto oggi? risponde in modo dettagliato e preciso. 
Dopocena si ritira nella sua stanza; ripassa il necessario per il giorno successivo, prepara lo zaino, i vestiti e si mette il pigiama. Si dedica per un paio d'ore alle sue attività preferite per poi mettersi nel letto e puntare la sveglia per le sette del giorno successivo. 


Come è realmente la giornata media del liceale medio. 
La sveglia suona alle sette. Il liceale la colpisce con un pugno e si gira dall'altra parte. La sveglia suona di nuovo. Altro pugno. E ancora, pugno. E ancora, pugno. E ancora, pugno. Questo fino a quando la mamma non viene fisicamente ad estrarre il figlio/a dalle lenzuola per poi tirar sù le tapparelle in modo violento intimando: Sono le sette e mezza, arriverai in ritardo a scuola
Il liceale medio grugnisce e si alza strofinandosi gli occhi. Va in bagno, si siede sul water, dove si addormenta nuovamente. 
Giunto in cucina apre il frigorifero e ingurgita la prima cosa che trova (sia essa la peperonata della sera prima o due kg di profitterol), dopodichè va in camera, si mette addosso i primi vestiti che trova e ravana alla ricerca dello zaino sbattuto chissàdove il giorno prima. Una volta trovato ci infila dentro a caso i primi quaderni e libri a portata di mano e poi esce di corsa perché è paurosamente in ritardo. 
Arriva a scuola trafelato e sudato, non saluta nessuno, al massimo il compagno di banco e appoggia la testa sul tavolo sperando di dormire. 
La lezione comincia. Il liceale medio chiacchiera, copia i compiti per l'ora successiva, disegna e gioca a carte mentre guarda insistentemente l'orologio sperando che la giornata scolastica finisca al più presto. 
Al suono dell'ultima campanella, getta tutto nello zaino, si scapicolla per le scale dell'edificio scolastico per arrivare a casa in tempo per vedere la nuova puntata di Dragonball. All'uscita della scuola saluta solo gli amici e riserva a tutti gli altri compagni di classe un occhiata torva. 
Dopo aver pranzato (forse ciò che rimane della colazione) si piazza davanti al computer dove passa quattro ore a chattare con gli amici, due a fissare il vuoto e una a farsi i cazzi degli altri su facebook (quando andavo al liceo io Facebook non c'era, ma mi sembra giusto attualizzarlo), dopodiché si sdraia sul divano e dorme fino all'ora di cena. Ovviamente nel caso non sia una bella giornata. In quell'occasione, chiaramente, telefona agli amici ed esce a fare qualcosa (qualsiasi essa sia) fino all'ora di cena. 
Si trascina dunque fino al tavolo e alla domanda della mamma: che cosa hai fatto oggi? risponde niente, masticando e sollevando le spalle.
Dopocena torna a dedicarsi a ciò che più lo aggrada fino all'ora di dormire, a quel punto si mette in pigiama e guarda il diario. Legge i compiti (se ce n'è qualcuno scritto) per il giorno successivo, getta il diario nello zaino, e, mentre si infila sotto le coperte, pensa: pazienza, li copierò domani. 


Ora. Se la vostra vita da liceale era più simile al primo racconto... beh, stima.
Se invece era più simile al secondo... che dire: BENVENUTI NEL MIO MONDO AMICI, e stay tuned per il capitolo due. 
Piccola anticipazione fotografica. 

mercoledì 25 aprile 2012

..mavafffa

Ok, è la settimana del "facciamo uscire il fumo dalle orecchie della Q" e nessuno mi ha avvertito?
No, perché deve essere qualcosa.
Non è possibile che tutto ciò che di più irritante possa succedere, sia successo a me nell'ultima settimana.
Io giuro che strozzo qualcuno prima di maggio se continua così.
Prima i coglioni da Prada.
Poi gli imbecilli in macchina.
Poi gli stronzi che cambiano i contratti dei lavoro come cazzo gli pare a loro.
Poi le persone che ti sfruttano finché gli fai comodo e poi... chi ti conosce? Chi sei?
Poi quelli che non conoscono il significato della parola "ironia".
Sentite, sapete che vi dico?

Da domani non rispondo più delle mie reazioni.
Pestatemi i piedi e vi calpesterò la faccia.
Oh.

martedì 24 aprile 2012

The devil wears Prada: True Story

Ok, no, non posso aspettare domani. Devo scriverlo ora che ce l'ho ancora bello fresco in mente. 
Domani la rabbia e la frustrazione potrebbero svanire e io non renderei giustizia a questo post. 
Comincio dicendo che "Il diavolo veste Prada" NON è una storia di fantasia. No! Non lo è! Esiste realmente della gente del genere. 
Io sono tonta, ingenua, io non sapevo. Scusate. Io mi illudevo che non fosse davvero così, che fosse un film, nulla più ...e invece. 
Maledetti. 
Odio tutti. 
Vi narro...
Mi chiamano oggi alle tre: "Puoi lavorare oggi? Alle sei, da Prada." 
Dico "Ok". "Finirai tardi" dicono loro. Io dico "Ok". 
Arrivo, alle sei, una vestierista deve andare via e io la sostituisco. 
Mi presento e cof cof faccio due colpi di tosse. 
Cof cof
cof cof
L'omino francese che sta ponderando quali vestiti sbattere addosso ai manichini alle modelle mi guarda male, ma male, ma male davvero male e poi, con disprezzo, domanda: "Are you sick?" 
No. 
Non sono malata. Solo che ieri a S.Siro ho preso un bel po' d'aria/acqua e quindi, excusez moi, se ho un po' di tosse. 
Inoltre, caro il mio ciccio pasticcio francese, nei vostri cazzo di showroom fa un caldo atomico e c'è una polvere che fa invidia alle catacombe; inoltre è talmente secco qui che ci potreste far essiccare la carne. Quindi, bello mio, no, non sono malata, ho solo un po' di tosse. 
Rispondo solo che: No, non malata, solo un po' di tosse. 
Lui mi guarda minaccioso e mi dice (in inglese): "Se tossisci altre due volte, te ne vai..." 
Io lo guardo basita e la tipa mi traduce, a metà della frase la interrompo, scocciata, con un: "Sì, ho capito!"
Io allora mi guardo bene dal tossire di nuovo e quando la tipa si avvicina a lui le dice: "Mandala via, ne voglio un'altra." 
Ma muori. 
Ve lo dico, mai nessuno nella mia vita mi aveva mai fatto sentire così piccola e insignificante. 
Mi sarei messa a gridare e a tirare in terra tutte le cazzo di grucce piene di pellicce. Sì, pellicce, io DETESTO le pellicce. Le trovo orrende. Come trovo orrendi tutti gli altri vestiti che sono appesi qui dentro.
Gli sarei saltata al collo. Mi sono quasi venute le lacrime dalla rabbia. Sicuramente sono diventata bordeaux. Sia per l'imbarazzo, sia per la rabbia repressa. 
Sono andata a sedermi dicendo: "Quindi me ne devo andare, no?"
Dopo poco mi ha raggiunto una delle collaboratrici per scusarsi (per lui? le tue scuse Stella non valgono una sega, non credere) e dirmi che è un po' fissato con i microbi perché anche una delle modelle aveva la tosse. 
Ma fottiti.
Non me ne frega un cazzo chi tu sia o cosa faccia, non sei Dio sceso in terra, nulla ti da il diritto di trattare così qualcuno. Che sia uno che lavora per te oppure no. Io non tollero la gente che si comporta così, mi fa imbufalire. 
Mi sono sentita davvero umiliata e stupida. Per tutta la giornata (ho lavorato dalle 18 alle 00.30) ho continuato a sentirmi inadeguata e a nascondermi in uno stanzino quando dovevo tossire. 
Non vedevo l'ora di andar via di lì. 
Sono incredula.
Anche solo lo 0.1% di potere, ad alcune persone, da alla testa. 
Credono di essere, in qualche modo, superiori agli altri e di poter decidere per loro.
Faccio la Hostess da anni e mai e poi mai qualcuno mi si è rivolto così. Capita che tu venga ripreso, magari anche con tono brusco, ma i modi sono sempre educati e adatti. Anche le hostess sono le ultime ruote del carro, ma almeno vengono trattate in modo rispettoso per il lavoro che fanno e non come delle imbecilli capitate lì per caso con due neuroni che si accendono alternati. 
Ci sono rimasta davvero male, lo ammetto, non pensavo. Inutile dire che ci penserò due volte la prossima volta che mi proporranno una cosa del genere. 
Lasciatemi in pace. 
Non mi interessa guadagnare facendomi trattare dimmerda. Preferisco fare altro, grazie, stronzi. 


giovedì 19 aprile 2012

TRAILER: Diario di un...


Preparatevi ad un evento senza precedenti. 


Mattina

Ore 8.30. 
Troppo presto.
I miei neuroni lampeggiano.
Ancora non si sono del tutto accesi.
Ho dormito 4 ore.
Zero caffeina.
E tu, stupido individuo con pochi capelli e vestito da cani, vieni da me a dirmi di spostare la macchina per far sì che tua moglie (fidanzata, amante) possa fare meno manovre con quella specie di portaerei? (La mancanza di virgole è voluta affinché il lettore al termine della frase sia stremato, un po' come lo ero io quando alle ore otto e trenta mi sono sentita rivolgere le suddette parole scorbutiche)

Cagacazzo: Sposti la macchina da qui. Così non dobbiamo fare duecento manovre per uscire!
LaQ: (sorridendo, con aria angelica, naturale, ingenua e assonnata)  ... no.
C: Lei non dovrebbe stare qui. Questo non è un posteggio.
LaQ: Come può notare anche tutte le altre macchine sono posteggiate come la mia, quindi si può posteggiare anche così.
C: Tutte le altre macchine come lei sbagliano, non si può posteggiare così. E noi dobbiamo fare duecento manovre per uscire se lei sta qui...
LaQ: Allora visto che sua moglie non sa guidare, la prossima volta le comperi una macchina più piccola.
C: Lei è una maleducata ecc...
LaQ: E lei deve stare molto molto molto molto calmo a quest'ora della mattina se vuole che la gente sia meno maleducata...
Chiudo la portiera sbattendola. E lo mando a fanculo poco velatamente.
Non sono nemmeno le nove. Non mi si deve parlare prima delle nove!!!!

Ora spiego.
Vicino a casa mia c'è un posteggio rialzato. Su questo posteggio ci sono degli alberi.
Tra ogni albero c'è del posto sufficiente da farci stare due macchine.
Davanti ad ogni albero c'è abbastanza spazio perché una macchina si posteggi.
Chiaro, la macchina deve essere abbastanza piccola (io ho una smart) per far sì che il passaggio delle altre macchine non sia intralciato. Deve quindi essere posteggiata dritta (la mia era dritta) e bisogna accertarsi che non ce ne sia un'altra posteggiata di fronte (ossia davanti ad un altro albero).
Funziona così da non so quanti anni. La mia macchina, davanti agli alberi, ci sta comoderrima perché è talmente piccolina che nemmeno si vede quando passi per cercare posteggio.
Il cagacazzo invece aveva un fottuto SUV di dimensioni apocalittiche. Ora... cosa cazzo vuoi?
Se tua moglie non sa guidare sono dispiaciuta, ma io non la sposto. Anche perchè, mentre lui si lamentava, la moglie è uscita dal posteggio alla mia destra senza alcun problema e non ha dovuto fare nessuna manovra aggiuntiva se non quella di sterzare a sinistra per scendere dal marciapiede.
Quindi, sai che ti dico, impiccati!
Spero che gli sia venuto il cagotto.
Con tutte le maledizioni che gli ho tirato.
Non mi parlate prima delle nove del mattino.

Se poi volete discutere, allora raccomandate prima l'anima a Dio.

lunedì 16 aprile 2012

100 anni dopo, 15 anni dopo.

Chiaro come il sole, stasera ho guardato Titanic. Alla fine ho ceduto.
Dedico un piccolo ricordo alla prima volta che l'ho visto.
Ero piccina, avevo 10 anni, nel lontano 1997, e sono andata a vederlo con una compagna di scuola di allora e i suoi genitori.
Ricordo benissimo che c'era coda alla biglietteria, io manco sapevo cosa fosse 'sto Titanic. Mi avevano invitato al cinema e io c'ero andata. Così, a caso, senza nemmeno sapere cosa andavo a vedere.
Dopo un'ora di film volevo suicidarmi.
Mi stavo annoiando, detestavo le storie d'amore e la mia compagna delle elementari mi faceva le battutine sceme e io me la ridevo. Sìsì, ridevo. Lo giuro.
Eppoi arriva l'iceberg.
Eh, già.
A quel punto non ridevo più.
Non piangevo eh, però chissà come mai a me e alla mia amica era passata la voglia di ridere e di fare battutine sceme sul fatto che Rose fosse grassa e che Jack fosse basso.
Più il film andava avanti e più la gente accanto a noi si disperava, francamente non ricordo se la mia amica piangesse o meno, so solo di non essere mai stata tanto seria come in quel momento. A 10 anni.
Avevo gli occhi incollati allo schermo, a malapena respiravo.
Poi il film è finito e la gente tirava su con il naso asciugandosi gli occhi e sistemandosi il mascara colato sulle guance.
Io sono uscita e ho ripreso a ridacchiare con la mia amica.
Così, come se non fosse successo niente.
Però boh, io avevo una sensazione strana. Come se avessi mandato giù un mattone.
La mamma della mia amica mi riportò a casa e una volta entrata, la mia mamma, mi accolse dalla cucina con un: "Allora, com'era il film?"
La risposta non fu immediata. Ma la mia faccia era eloquente.
Ho fissato la mamma per un paio di secondi e dopo poco, singhiozzando, ho detto: "era un po' lungo". 
Inconsolabile.
Credo di aver pianto per tutte le due ore e trentacinque del film, solo un po' in differita.
La mamma mi ha fatto la cioccolata calda, un po' di coccole e mi ha fatto vedere un film con Jerry Lewis.
Posso affermare, ora, 15 fottuti anni dopo (oddio sono vecchia), che mai nessun'altro film, in 15 anni, mi ha mai scombussolato come Titanic, a 10 anni, nel 1997.


E la volete sapere una delle battute per le quali più avevo riso? 
Oddio, ma il Capitano è Capitan Findus! 
Mwahah, non mi smentisco mai. 

domenica 15 aprile 2012

Dialogo tra UOMI

Scena: attraversamento pedonale, semaforo verde, macchine ferme e persone che camminano sulle strisce. 
Un amico si volta e dice all'altro:  


E: Hei! Hai visto che figa questa? 

S:*si volta, osserva, scruta...*



E: Ma no, non la tipa, la macchina!!! 


Eh, sì. È XY amiche. Ce li teniamo così. 

giovedì 12 aprile 2012

Fuori scena

Io aspetto in piedi, davanti a me colgo il brusio di tante voci che chiacchierano sottovoce, ma io non le vedo, tra me e loro c'è uno spesso telo di velluto rosso bordato d'oro. 
Io non vedo loro, né loro vedono me, ma io so che ci sono. 
So che c'è qualcosa al di là, probabilmente sarà bello e carico di emozioni, ma non lo vedo. 
E forse non voglio vederlo. 
Aspetto. Aspetto. Aspetto. 
Sospesa e sola. Sono immobile al centro del palcoscenico; mi dondolo avanti e indietro fissando un punto. Senza pensieri, senza idee, senza convinzioni. 
Potrei cambiare tutto in un attimo e scostare il sipario. 
Ma non riesco. 
Se poi non fosse come mi aspettavo?
Se mi facesse soffrire?
Se fosse deludente, banale, scontato?
Avrei accettato il rischio di espormi per niente. 
Così rimango lì. 
A fissare una piega del velluto. 
Sperando che qualcosa alle mie spalle si muova. 
Una luce, un suono, una spinta che mi faccia scivolare in proscenio e dire: 

Sù il sipario. 




mercoledì 11 aprile 2012

Agenzia portami via...

Inetti rincoglioniti. 
Anzi, inetta rincoglionita! 
Cosa ci faccio a scrivere un post incazzoso alle dieci del mattino?
Ve lo spiego subito. Perchè questa fa davvero ridere. 
Qualche settimana fa mi iscrivo ad una nuova agenzia di Hostess. 
Mi chiamano per un colloquio. 
Bene.
Non mi fanno una buona impressione da subito. Una stronza all'ingresso si lamenta poco velatameente del fatto che io non mi ricordi con chi ho parlato al telefono quando abbiamo fissato il colloquio. 
Scusa.
Se non ricordo il nome di una delle tue insignificanti colleghe che mi hanno chiamato una settimana prima per qualcosa come 50 secondi. 

Scusa. 
Comunque, mi fanno il colloquio, mi fanno compilare il foglio come da prassi e mi chiedono la disponibilità per il salone del mobile. Una settimana ad aprile. Quando me lo chiedono è marzo.
Vabbè, rispetto all'agenzia con cui lavoro di solito è abbastanza strano, ma non mi lamento. 
Arriva poi una telefonata: com'è il tuo livello di inglese? Puoi lavorare l'11-12-13?
Io rispondo che il mio livello di inglese è medio-buono, che dipende cosa devo fare e che, sì, l'11-12-13 posso lavorare. 
Lei mi dice due cose, dovrò fare delle telefonate (in inglese? Boh, non si capisce.), io chiedo info e lei nemmeno sa dirmi come mi devo vestire, dice che mi farà sapere e io aggiungo che se trova qualcun'altro con un livello di inglese migliore per me non c'è problema. 
Alla fine mi confermano e non mi dicono nulla di più.
Arriva poi ieri pomeriggio, mi mandano un messaggio con scritto - testuali - : Lavori il 19 aprile e il 20 aprile ti mando il contratto. 
La punteggiatura questa sconosciuta. Professionale come il mio gatto quando vomita le palle di pelo. Contratto? Mai arrivato. 
Non una telefonata, non una mail. Ripeto: sarà che la mia altra agenzia è PERFETTA e mi scrive per ogni minchiata. Mi sta attaccata al culo per i giorni prima dell'evento e manda mail e messaggi non specifici, deppiù! 
Detto ciò, rispondo che va bene e che vorrei sapere come diamine mi devo vestire per il lavoro del giorno dopo. 
Risposta: Mettiti un po elegante ma sobria. Tailleur pantalone puo andare (gli accenti e gli apostrofi li ha mangiati qualcuno).
Dunque io questa mattina mi sveglio alle sette e mezza, mi vesto, mi preparo e arrivo là sotto il diluvio. 
Appena giunta mi aspettano un paio di splendide news: prima di tutto sono l'unica rincoglionita con il tailleur. Le altre due ragazze sono vestite in modo abbastanza normale. Direi quasi casual, una delle due ha una gonna a fiori e gli stivali bassi, io invece, povera babba, ho gli stivali inzuppati e i tacchi di cambio, tralasciamo. 
Arrivo, nessuno mi dice niente, come se già sapessi tutto del lavoro. Inutile dire che così non è. 
Io ascolto, assimilo le informazioni fino a quando la responsabile (della quale non so nemmeno il nome) non dice la seguente frase: "Beh, noi cominciamo a chiamare gli ospiti in Asia, poi nel pomeriggio facciamo l'Europa e poi l'America". 
La mia mente ha un sussulto. 
CHECCOSSAAAAA????
Ma stiamo scherzando?

Sei convinta che ti serva SOLO un inglese buono per una cosa del genere?
Ma puoi?
Puoi essere così scema? (Non lei, la tipa dell'agenzia)
Io al che mi faccio avanti e dico molto onestamente che il mio livello di inglese non è sufficiente per affrontare una conversazione telefonica in inglese. 
La tizia è molto comprensiva e mi dice che chiama l'agenzia. 
L'agenzia dice che mi sostituiranno e io, incazzosa, me ne vado a casa. 
Arrivata a casa telefono all'agenzia. Faccio presente che forse non ci siamo capite. 
Ma la tizia sostiene che lei me l'aveva detto. Assì? 
Eh sì, allora sono scema io. 
Non mi hai più cagato per una settimana e mezza, però me l'avevi detto. 
Stupida imbecille. 
Ignorante testa di cazzo. 
Mi dice che per parlare e fare una telefonata l'inglese medio-buono è sufficiente. Che non era un compito così difficile. 
Assì?
Allora fallo tu, che ne dici? 
Ma sei scema? 
Parlare in inglese, del salone del mobile, con termini e parole specifiche, parlare con giornalisti che nemmeno sono realmente inglesi ma russi, cinesi, giapponesi, tedeschi e altro, che mi faranno duecento domande sull'evento, non sarà un compito così difficile? 
No, scusa, errore mio. 
Cogliona! 
Le faccio notare che io le avevo detto BEN due volte che il mio inglese era quello sufficiente per lavorare in fiera e alle conventions, dove la gente ti chiede dov'è il bagno e che ore sono. Testa di minchia! Ma l'hai letto il mio curriculum? No, evidentemente no. 
Dopodiché aggiunge: "È ovvio che dopo questo evento gli altri lavori sono in forse." 
Io mi faccio una sonora risata e le rispondo: "Sìsì, non ti preoccupare." Dopodiché attacco il telefono. 
Guardate, sinceramente, lavorare per un'agenzia che si comporta in questo modo, che non mi segue nemmeno un po', che mi paga una miseria e che si occupa solo ed esclusivamente dei fatti suoi senza nemmeno informarti su cosa ti dovrai mettere o cosa dovrai fare... ehmmmm, ok, anche no, grazie! 
Non faccio il nome dell'agenzia perché mi sento buona, ma spero che alla stronza che mi ha telefonato, pretendendo pure di avere ragione, vengano tre giorni di cagotto. Stronza! Impiccati! 

martedì 10 aprile 2012

Home Made Brunch


Risale a qualche domenica fa. 
Ma sapete chevvidico?
California Bakery sucks! 

lunedì 9 aprile 2012

Cip cip

Cazzonesò! Sarà la Pasqua? Sarà che il cibo mi ha affossato i neuroni. 
Mboh, sarà quel che sarà ma oggi laQ si è iscritta a twitter.
Sono passati 40 secondi e già lo odio. 

Ma ormai è andata. Ho fatto il passo. 
Quindi, se volete avere le mie cazzate in direttISSIMA followatemi, se non volete, meglio per voi.
Augh pulcini. 
Che la pasquetta sia con voi. 

venerdì 6 aprile 2012

Emmòbbastadavveroperò!

Oggi è venerdì santo, giusto?
Di magro, giusto?
Mi sembra allora il giorno migliore per affrontare un argomento.
Dirò una cosa impopolare, me ne sbatto, criticate pure, al 90% non riceverete risposta perché io le critiche non le so affrontare (sindrome di Peter Pan docet).

Ora però devo dirlo. 
Vegetariani e vegani di tutto il mondo.... MI AVETE SCASSATO LA MINCHIA!! 
Ma porca vacca! Ma la piantate?
Io ora faccio una piccola postilla. Non me la sto prendendo con tutti coloro che decidono di non mangiare carne e alimenti di derivazione animale (qualsivoglia sia il motivo, non sto qui a disquisire su questo perchè altrimenti facciamo notte), ma bensì con tutti quelli che lo decidono e che scassano i coglioni a coloro che non la pensano come loro. 
Porca vacca! BASTA!
Sarà una settimana che vengo bombardata su facebook da immagini come la seguente: 



Ecco, mi avete scassato la minchia! 
Basta! Avete fatto la vostra scelta! Cosa pensate di ottenere con queste immagini? 

Che uno una mattina si svegli e dica: "Thò, l'immagine che il mio amico Ciccio Pasticcio ha pubblicato su facebook mi ha fatto riflettere, da oggi sarò vegano."
Scusate, ma se qualcuno ci crede davvero, mi faccio una grassa risata. 
Eddai. 

Sei vegetariano?
Bravo. 
Non mangerai l'agnello a Pasqua?
Bravo! 
Bevi il latte di soia perché sai che la mamma mucca soffre?
Bravo. 
Non mangi il pesce?
Bravo. 
Ti nutri solo ed esclusivamente di legumi, verdurelle e latte di soia. 
Bravo! Guarda, ti faccio anche un applauso se vuoi. 
Ma, cortesemente, non venire a scassare le balle a me che Sì mangio la carne, che sì mangio l'agnello e ti dico anche che è buono, che sì la mattina bevo i cereali con il latte e che sì mi abbotto di sushi.
Lasciami in pace.
Hai fatto la tua scelta, io ho fatto la mia, tu puoi non condividere, puoi pensare che io sia una persona pessima e che brucerò per sempre all'inferno, ok, bravo, pensalo, ma non venire a farmi la predica. 
Questo no, non lo accetto.
È un po' come se io fossi lesbica e spaccassi le balle alle mie amiche perchè invece loro sono eterosessuali. 
Non che ci sia nulla di male ad essere gay (come non c'è nulla di male ad essere vegetariani o vegani) ma ognuno ha le sue idee e i suoi gusti, quindi non ha senso tentare di convincere qualcuno a fare una cosa solo perché la fai tu. 
Quindi basta!
Lasciatemi in pace. 
E visto che sono in rompicazzo-mode, sapete che vi dico!? Oggi è venerdì santo? 
Sì! E io ho mangiato la bisteccaaaaaa!
Oh! 
Non rompetemi le balle.
E ve lo dico... così! 

mercoledì 4 aprile 2012

Groar!

Ma a voi non capita mai di vedere una persona e di desiderare ardentemente di sbatterle una sedia sulla testa?
Ecco. A me, a volte, capita. 
Ma così, dal nulla. 
Magari uno arriva, si presenta, e sulle prime mi sta pure simpatico. 
Poi però comincia ad essere un goccino tritaballe, poi sempre di più e di più e di più e di più... fino a quando nella mia testa, ogni volta che questo apre bocca, si materializza una sedia davanti a me e SBAM dritta in testa. 
Solo che poi questa cosa si ripropone a caso. 
Il soggetto arriva, dice ciao e io... SBAM!! 
Poi il soggetto saluta, ri-dice ciao e SBAM!


Non lasciatemi mai delle sedie nelle vicinanze. Promemoria per voi. 

lunedì 2 aprile 2012

Amore materno

30 giugno 2010

LaQ: Mamma! Domani esco con un ragazzo! 

Domanda numero 1:
Mamma: Ma davvero? Come si chiama? 

LaQ: +1! (Beh, all'epoca non si chiamava già +1, ma sono dettagli.)

Domanda numero 2: 
Mamma: È ricco?? 


Non: chi è? che lavoro fa? fuma? beve? si droga? come l'hai conosciuto? quanti anni ha? ecc... 

No. 
È ricco? 
Questione di priorità. 

Ahhh, la mamma è sempre la mamma, e la mamma della Q... è la mamma della Q. Lineare.